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martedì 7 maggio 2013

Crescita: l'importanza delle critiche e dei giudizi

Lo studio della danza classica non è per i deboli di cuore. 

I ballerini crescono con le critiche. In realtà, secondo la mia esperienza, è raro che un ballerino sia felice quando riceve solo lodi ed elogi.

Quando dico a mia figlia che ha fatto bene, raramente lo accetta. 
Di solito mi fa domande difficili che riguardano non solo la tecnica, ma la sua arte e la sua espressione. Personalmente non mi piace indossare il cappello del critico, preferisco il ruolo della fan adorante. Ma, capisco la necessità di una critica per la sua crescita. 



Per un insegnante avere un bambino che soffre di problemi di autostima, può essere un vero e proprio campo minato. Infatti una pratica di insegnamento comune in una classe di danza, è la valutazione tra pari. In questo esercizio, gli allievi sono chiamati a svolgere un esercizio - può essere un elemento o una combinazione - e quindi i coetanei sono chiamati a valutare ciò che gli è piaciuto. L'obiettivo è quello di spingere gli studenti a imparare a capire che cosa fa distinguere un ballerino e ad aiutarli a sviluppare una chiara associazione visiva per migliorare il proprio stile e di espressione.

Per alcuni studenti, però, questo sistema attacca le vulnerabilità e le insicurezze e può in alcuni casi essere devastante. A loro, io dico a malincuore, "E 'un mondo difficile! Accettalo!"

Se si sceglie di ballare, si deve imparare a trattare con il rifiuto. E’ raro che un ballerino non venga mai rifiutato o criticato. Le persone si lamentano per il vostro corpo, la vostra espressione, la vostra arte, il modo in cui il pollice pone sulla mano destra nel port-de-bras, vi richiameranno per il trucco e per una miriade di altre cose. Ma la critica è un qualcosa che tutti i ballerini devono affrontare. So che quasi tutti i bambini sono vulnerabili a questo tipo di esercizio e ogni bambino ascolta le critiche ad alta voce dei compagni e se le prende a cuore. L’insegnate deve spiegare di non farne una questione personale, ma di usare il giudizio come uno stimolo per crescere e diventare un artista.

Vi posso assicurare che pochissimi insegnanti di danza scelgono questo lavoro come un percorso verso la ricchezza. La maggior parte di loro insegna per una grandissima passione verso questa arte e per condividerla con le nuove generazioni di allievi, senza trarne grandi benefici economici.
I maestri hanno tutto l'interesse a crescere, non a distruggere i giovani ballerini. Le maestre che conosco amano le loro allieve e hanno una passione enorme per ognuna e cercano di educarne lo spirito in modo più profondo di quanto ci si potrebbe aspettare o immaginare.

Ricordatevi di questo, la prossima volta che vostro figlio tornerà a casa lamentandosi di quello che gli ha detto o fatto fare l’insegnante. 



Per me non c'è niente di più prezioso dei miei figli e quando qualcuno gli fa male deliberatamente, non c'è niente che mi motiva di più nel trasformarmi in una Mamma Orsa che proteggere il suo cucciolo. Ma, assicuratevi che Mamma Orsa stia attaccando il boscaiolo cattivo e non un’altra Mamma Orsa che, con la propria dedizione, insegni al vostro cucciolo come prendersi cura di se stesso.

M.me Margot

martedì 9 aprile 2013

Marika Besobrasova: l'arte di insegnare il balletto - Parte 2



Nei soli cinque minuti di macchina che ci hanno portato alla scuola, non ho mai visto Marika perdere i suoi modi aristocratici. La sua guida poteva competere con un qualsiasi tassista parigino. Suonando il clacson e sterzando con la sua berlina di lusso per le strade strette di Monaco, commenta coloritamente la mancanza di capacità di guidare di tutti coloro che incrociava. All'arrivo alla sua accademia, Casa Mia, lascia le chiavi della macchina al custode italiano, si arrampica svelta sui gradini di pietra fino al vestibolo, e turbina nel suo ufficio, mettendo da parte la sua sciarpa di seta.


Nei pochi minuti prima dell’inizio della sua lezione della mattina, Marika parla della corrispondenza con la sua segretaria, prende le chiamate telefoniche internazionali, risponde alle domande sui costumi o la musica per le prossime esibizioni, o discute di problemi gestionali. Perennemente assediata da tutte gli eventi mondani che coinvolgono una grande accademia (a volte anche nel bel mezzo di una lezione), riesce in qualche modo a mantenere la calma e la professionalità.

Sorprendentemente, nonostante la sua fama e le sue origini aristocratiche russe, Marika non si da arie. Educata, efficiente, e spesso ironicamente divertente, è allo stesso tempo dignitosa e con i piedi per terra. Si muove velocemente ed è per sua natura un risolutrice di problemi. Si può immaginarla rimboccarsi le maniche senza esitazione, per preparare un pavimento o riparare dei costumi.

Il suo desiderio di essere pesantemente coinvolta in ogni aspetto della sua accademia, anche se questo significa, come al solito, giornate di lavoro di dieci ore, è senza dubbio uno dei motivi principali per cui la sua scuola ha resistito con successo per quasi mezzo secolo. L'intensità di questo impegno si riflette nella descrizione di Marika del suo rapporto con i suoi studenti.



“Io non sono un’insegnante” dice con enfasi nel suo delizioso accento inglese, “Io sono una maestra, qualcosa molto di più di una insegnante.” 
La sua affermazione non è fatta in modo egoistico. Come lei stessa spiega, “ se io fossi solo un’insegnante, farei in modo che arrivassero alle lezioni in orario, che non perdessero la lezione successiva e che sapessero il programma. Correggerei i loro errori fisici e perfino quelli musicali, ma non guarderei la loro vita. Come maestra, ho il diritto di esaminare il modo in cui lo studente vive, se, per esempio, non si sta riposando al momento giusto, o non si concentra nel modo adeguato per affrontare la sua giornata o il prossimo impegno. Come maestra, ho il diritto di dire qualsiasi ai miei allievi. Io vado oltre il semplice insegnamento, guardo nelle loro anime, non solo in superficie. "